Il giorno della memoria spiegato alle mie bambine

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Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, un giorno nato per ricordare le vittime dell'Olocausto

Si è deciso di celebrare il Giorno della Memoria il 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Non so se domani nella scuola di Cecilia, che frequenta la seconda elementare, la maestra deciderà di parlare di questa data.

Credo che sia sicuramente presto per le mie bambine, anche per la più grande, sentire parlare e raccontare dell’Olocausto in maniera troppo esplicita, spiegando dettagliatamente che cosa è stato. Ma penso che sia di sicuro importante spiegargli che in questa data si ricorda che tanti anni fa, durante la seconda guerra mondiale, milioni di uomini, donne e bambini sono stati perseguitati con le leggi razziali e poi portati nei lager da dove, solo in pochi purtroppo sono tornati.

E' probabile che le mie bambine i chiedano perché ricordare una cosa così brutta.
Che forse sarebbe meglio dimenticarla.

E io gli rispondero che ricordare l’Olocausto e non dimenticare quelle sofferenze, serve perché non venga mai ripetuto, serve per commemorare quelle persone che non ci sono più, e serve perché purtroppo ogni giorno esistono anche tante altre grandi e piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi.

Infatti tra bambini è facile che il diverso o anche semplicemente l’estraneo possa essere motivo di scherno o di paura.

Io vorrei cercare di insegnare a Cecilia e Carolina che non è chi è diverso da noi che deve farci paura, anzi è proprio dal diverso che spesso possiamo imparare qualcosa di nuovo!

E non solo non deve spaventare chi è diverso noi, ma non dobbiamo avere noi paura per primi di sentirci diversi.

Io vorrei che le mie le mie bambine imparino ad apprezzare la diversità. E che sappiano riconoscere denunciare la discriminazione quando lo vedono o la subiscono.

Per questo domani parlerò del Giorno della Memoria, perché sappiano che è importante per evitare nuove sofferenze oggi, ad altre persone e ad altri popoli, in qualsiasi parte del mondo.
Perché la pace è possibile e dipende da ognuno di noi, e si può coltivare da quando si è piccoli.

C'è una frase molto bella attribuita ad Albert Einstein che leggerò domani alle mie bambine e che spero ricorderanno sempre (c'è chi dice che non sia sua, ma poco importa!).

A chi infatti gli chiedeva qual era la sua razza, Albert Einstein rispondeva : “la razza umana”.

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